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Antonietta Potente

Aggiornamento

Il sito dell’associazione e lo stesso blog proseguono al seguente sito:

http://koinobion.wixsite.com/koinobion

Per qualsiasi informazioni circa le attività, i seminari et, fate riferimento ai contatti che sono riportati sulla Home page.

Saluti

Lamberto.

 

 

pregare l’insperabile

15914803_small-990x661Io non so giocare con le parole, ma credo che davanti all’orrore di queste ore non ce ne siano molte da spendere. Sono rimasto ammutolito, la bocca serrata e il pensiero pietrificato. Dal profondo riesce a farsi spazio solo un sentimento pericoloso, un mix di rabbia e rassegnazione. Pericoloso perchè riconosco che a questo punto il rischio di cedere al desiderio di un riscatto violento e cieco, di lasciarsi andare alla logica dell’odio e alla sua giustificazione sia molto alto. Il sospetto, la differenza, l’anomalia si è fatta certezza e l’altro, il nemico, deve essere eliminato, cosicché l’unica risposta adeguata alla folle mens del terrorismo sarebbe attuabile solo mettendo in campo la stessa brutale follia. Ciò segnerebbe la sconfitta del desiderio di una giustizia libera e legata al bene e metterebbe fine all’attuazione buona della nostra umanità.
L’altro pericolo è lasciarsi sprofondare ad un sentimento di rassegnazione. Una passività del pensiero e dell’azione con la quale tentiamo di anestetizzare i nostri cuori. Non possiamo fare nulla davanti a questo orrore dunque, chiniamo il capo e andiamo avanti come se ne niente fosse. Ma il “come se niente fosse”, non è più possibile, sarebbe solo la rimozione di un orrore che ha colpito in modo irreversibile il cuore dell’umano. La fuga da una ferita mortale e da una paura che a questo punto coinvolge tutti e da cui non si può scappare. La passività è inchinarsi a questa paura.

Paradossalmente davanti ad una follia così violenta non resta che pregare. L’atto della preghiera non è il frutto di una regressione emotiva, una fuga irrazionale con la quale cercare consolazione, ne un monologo superstizioso con un feticcio di noi stessi, ma è aprirsi all’in-sperabile. La preghiera è un’uscita, una fenditura aperta ad una possibilità altra, altra da quella dell’odio e della paura. Pregare in questo senso significa rifiutare con violenza e con passione ogni rassegnazione, e continuare a desiderare l’impossibile. Il bene e la giustizia impossibili che continuano ad appellarci, non smettono mai di farlo, sta solo a noi non smettere mai di crederci e non smettere mai di pregare.
La preghiera infine è per quanti hanno subito l’orrore, è un memoriale che li strappa all’oblio e li restituisce ad un senso. Li accompagna e li consegna nelle mani dell’innocenza indimenticabile. Un’innocenza che non è nostra.
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*I termini insperabile, impossibile, indimenticabile, sono indegnamente presi a prestito, dall’opera di JEAN LOUIS CHRETIEN, L’insperabile e l’indimenticabile, Cittadella editrice.

Fare spazio

Una società che non genera spazio è una società destinata a morire. Così l’uomo, che non  fa spazio implode e si inaridisce. Spazio da se7dd257_88ed0a946a9d4756ba3d74c486e415e6-mv2 stesso, dai suoi pensieri, dai suoi desideri, spazio tra se e l’altro. Lo spazio è la distanza, l’alterità che fonda la relazione e che dona il respiro, è l’oltre del limite inviolabile. Il respiro lo esige, lo genera, ed è generato nello stesso, simbolica di un legame sottile e mai invadente della reciprocità tra me e il fondamento. Il corpo ha bisogno del suo spazio, di fare e di darlo da se stesso. La bulimia e l’anoressia dei corpi, dilatazioni e implosioni, confini infranti. La malattia del tutto è la bramosia che tende a saturare ogni vuoto, a colmarlo di sé, pena ne è il soffocamento. L’indistinto implode nella sua ipseità e muore la vita.
Penso all’espandersi delle nostre città, le loro periferie, le zone industriali, che si saturano consumando. Penso a quanto spazio abbiamo sottratto alla natura, agli animali, agli insetti, e a quel santo-vuoto a fondamento della materia che vogliamo saturare a tutti i costi modificandone il dispositivo. Penso a quanti stanno venendo da noi, migliaia di donne, uomini bambini, che sperano in un loro spazio, migrazioni di massa, fughe da mondi devastati, derubati. E sanno attendere, hanno pazienza, in silenzio rimangono sulla soglia aspettando il loro sacro santo spazio, luogo del riconoscimento e della dignità. Penso quindi a ciò che abbiamo sottratto a quelle che consideriamo “minoranze”, che tali sono solo in quanto capaci di non conoscere la malattia del tutto. Sapienze antiche quelle dei “piccoli” che dovremmo recuperare. Ecco forse dovremmo ascoltare chi ha avuto la forza e il coraggio di rimanere o di farsi piccolo, la voce e la storia di chi non vuole colmare i vuoti, ma di questi prendersi cura, proteggendone la dimensione di inviolabilità e di mistero, di giustizia e di libertà. Loro i custodi dello spazio.

Il gioco del creato

K_FB_domeniche_26 giugno

Domeniche del Koinobion

  

Passione

1 Maggio 2016Gruppo di studio.
 Ci vuole una sana passione per venire qui in collina di domenica mattina presto, per riflettere, meditare e sognare insieme.

Poi ogni tanto, tra i travagli, arriva qualche parola legg era che da forza e fa sperare..

Grazie..