a cura del Cenobio Cristico
Nella riflessione fatta insieme durante l’incontro del 12-13 marzo, sono emersi alcuni punti importanti che possono essere ripresi per una ulteriore elaborazione e meditazione personale, e che riguardano:
- la realtà del male;
- l’orizzonte del dono dello Spirito o carisma;
- la propria essenzialità o “personalità autentica”.
Per quanto riguarda il primo punto, appare centrale la figura del Diavolo, inteso come forza separatrice dal bene.
Esistono sostanzialmente due concezioni del Diavolo. La prima, tradizionale, lo considera una forza, una entità personale; la seconda, nata dalla riflessione delle scienze umane, lo considera una forza separatrice interna all’essere umano. Nel primo caso l’incontro col Diavolo è un incontro con un altro da me che vuole condurmi dentro la sua sfera di azione, appunto il male. Nel secondo caso l’incontro con Diavolo è un incontro con una parte del mio essere, oscura e inaccettabile, al punto da averla appunto separata da me stesso.
Nel primo caso l’incontro col Separatore è l’incontro con un essere reale, “il principe del mondo” (Gv 14, 30), che interviene con la sua potenza distruttrice nella storia, personale e collettiva, inducendo all’errore. In questa prospettiva l’incontro è necessario come prova da superare affinché poi più nulla possa allontanare l’essere umano da Dio.
Nel secondo caso l’incontro col Separatore è necessario in quanto processo di integrazione di parti di me e di energie che, pur essendo mie, vivevano in me come separate da me. In questa prospettiva si preferisce usare la parole “demone” in quanto richiama ad un concetto di forza impersonale, più che a una entità reale. Si tratta, in altre parole, dell’incontro con l’Ombra, con il Rimosso che soggiace nelle profondità dell’inconscio personale e collettivo. L’Ombra può assumere una tale forza da vivere di vita propria, arrivando a sembrare in alcuni casi una entità esterna. L’Ombra va conosciuta e integrata per permettere il raggiungimento di una personalità integrata. In questa prospettiva il lavoro di autoconoscenza ha come effetto quello di portare alla luce ciò che non si conosce ancora, privandolo del suo potenziale effetto disturbante e distruttivo. In tale movimento di integrazione si opera un ampliamento della coscienza di sé e del mondo. Nell’accogliere le nostre parti separate si compie una operazione di sintesi che porta la coscienza a nuove modalità cognitive. Si verifica il “lasciare” un determinato ambito esperienziale, o punto di vista, o qualità della percezione, per entrare in una relazione più ampia, in cui i punti di vista si integrano e si sintetizzano e la percezione si fa più sottile.
Da entrambe le posizioni, risulta chiaro come la lotta col Separatore sia un punto fondamentale del proprio percorso spirituale, consentendo la padronanza di sé che, in una visione di rete, comprende l’io, gli altri, il mondo e Dio. Si può a questo punto capire come in alcune tradizioni spirituali, come il Vedanta e il buddismo, l’ultimo demone abbia i tratti del proprio volto: non solo per lasciare l’ultimo attaccamento, o ahamkara, il senso dell’io, il proprio confine, ma proprio perché il demone ci abita nel nucleo più profondo, e solo il poterlo incontrare faccia a faccia apre la via per una reale maturazione umana, una maturazione che ci invita ad andare oltre noi stessi per essere veramente noi stessi, divinizzati in Cristo.
Attualmente, per la maggior parte di noi, è impossibile trovare una sintesi liberatoria in merito a queste due posizioni (Diavolo reale-Demone interiore).
Uno spunto su cui meditare ci sembra comunque il seguente: in Cristo l’esperienza di incontro col Diavolo-Demone è trasformata in un evento con potenzialità di crescita inimmaginabili.
Gesù disse: “Colui che conosce il tutto, ma è privo della conoscenza di se stesso, è privo del tutto”. (67)
Gesù disse: “Se lo esprimete da voi stessi, ciò che avete vi salverà. Se in voi stessi non l’avete, ciò che in voi stessi non avete vi ucciderà”. (70)
(Vangelo di Tommaso)
Anche la riflessione sui doni dello Spirito, partendo dalla concezione tradizionale, si è poi sviluppata in una direzione “evolutiva”, una direzione che trae spunto dal pensiero di Teillhard de Chardin per interpretare la storia dell’uomo in una chiave di evoluzione spirituale, che ha come proprio punto omega il Cristo, il Figlio dell’Uomo.
Da questo punto di vista, anche l’acquisizione dei doni dello Spirito è da scorgersi in una dimensione “umanodivina”: a partire dal dono della vita, l’uomo inizia un percorso di evoluzione che lo porta ad accogliere in sé tutte le forme di vita, per portarle ad un livello di coscienza sempre più alto. Così il regno minerale, quello vegetale, quello animale confluiscono nell’uomo e qui permettono, grazie alla ricchezza della sua persona e della sua struttura coscienziale, il sorgere dello Spirito, la nascita della Coscienza.
Lo Spirito è dinamismo, progresso infinito, vento che non cessa di soffiare; l’uomo-spirito co-crea i propri doni, i propri allargamenti di coscienza, le proprie ricchezze rispetto al già dato e al già conosciuto, e questi doni, per volontà del Divino, diventano a portata della specie umana, tesoro a disposizione di chi li sa cercare, perla preziosa nascosta in un campo, che deve essere portata alla luce per essere condivisa, per farla risplendere nel cosmo, risonanza infinita nel cuore di ogni uomo.
Gesù disse: “Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto”. (2)
Gesù disse: “Colui che cerca, troverà; e a colui che bussa sarà aperto”. (94)
(Vangelo di Tommaso)
Come ultima pista di riflessione, riportiamo quella relativa alla conoscenza della propria essenzialità.
In un certo senso, se accogliamo la prospettiva del movimento, del progresso evolutivo, ciò che noi siamo in senso proprio, rappresentato dal nostro vero nome, si “fa” attraverso la vita e l’esistenza stessa. Una vita che cerca la conformazione a Cristo, cioè al bene, alla giustizia, alla verità e all’amore.
D’altra parte, permane l’esperienza di una identità personale, l’esperienza di un personale nucleo, simile a un diamante, che giace nella profondità di se stessi. La vita allora appare come movimento di riscoperta, di svelamento, di ritorno.
Queste due istanze sono conciliabili in una sintesi che colga la Vita come esperienza, contemporaneamente, di movimento e di riposo.
Tale esperienza non è identificabile dunque solo con un movimento che punta ad un riposo assoluto, cioè alla Fonte Pura e irrelata. Si tratta invece di una esperienza in cui il movimento e il riposo si nutrono reciprocamente. In questa chiave, non c’è una purezza originaria da raggiungere mediante un riassorbimento della mia propria storia individuale, bensì un cammino infinito umanodivino nel quale il movimento “hic et nunc” verso la gioia riposa sulla Storia.
Gesù disse: “Se vi domandano: -Donde venite?- Rispondete loro: -Siamo venuti alla luce, dal luogo ove la luce nacque da se stessa; si eresse e si manifestò nella loro immagine.- Se vi domandano: -Chi siete voi?- Rispondete: -Noi siamo suoi figli, noi siamo gli eletti del Padre vivo.- Se vi domandano: -Qual è il segno di vostro Padre in voi?- Rispondete: -E’ il movimento e il riposo.” (50)
(Vangelo di Tommaso)