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Contro le spese militari

Segnaliamo un appello di padre Alex Zanotelli contro la manovra finanziaria: tagliamo drasticamente le enormi spese militari italiane non i servizi sociali. Al momento l’appello ha raccolto oltre 20000 adesioni che aumentano sempre di più. Vi invitiamo a diffondere e a sottoscrivere l’appello di padre Alex al seguente indirizzo:
http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm

Convegno di Eco-teologia

A breve saranno pubblicati gli Atti del I° Convegno di Eco-teologia del settembre 2011.

Qui sotto alcune immagini relative agli interventi  tenuti dai relatori, Elizabeth Green, Don Ezio Molinari, Federico Battistutta, Antonello Bazzan.

Con la speranza che in questo nuovo anno possano aprirsi maggiori spazi di attenzione e di cura, di dialogo e di pace.

Cristonoesi

Cristonoesi è il termine coniato dal Cenobio Cristico per indicare l’insieme delle esperienze proposte dal Cenobio stesso. La Cristonoesi è fatta di molte cose. Si configura, per diversi aspetti, come una visione del mondo, una concezione dell’esistenza, una filosofia di vita, una pratica spirituale, una metodologia ascetica.
Il principio di fondo della Cristonoesi è quello secondo cui l’essere umano è reale, sostanziale, individuale ed eterno, la cui identità si esprime dialogicamente, in un arricchimento reciproco senza fine, nella relazione con se stesso, con tutti gli esseri, con il cosmo e con il Divino. Sulla base di questo principio l’essere umano si avvia lungo un cammino infinito di conformazione all’essere cristico, aperto sul mistero e sulla gioia dell’immortalità qui e ora e nella infinitezza di tempi, spazi e mondi.

E’ attivo il nuovo sito del cenobio:

www.cenobiocristico.it

a cura del Cenobio Cristico

Nella riflessione fatta insieme durante l’incontro del 12-13 marzo, sono emersi alcuni punti importanti che possono essere ripresi per una ulteriore elaborazione e meditazione personale, e che riguardano:

  • la realtà del male;
  • l’orizzonte del dono dello Spirito o carisma;
  • la propria essenzialità o “personalità autentica”.

Per quanto riguarda il primo punto, appare centrale la figura del Diavolo, inteso come forza separatrice dal bene.
Esistono sostanzialmente due concezioni del Diavolo. La prima, tradizionale, lo considera una forza, una entità personale; la seconda, nata dalla riflessione delle scienze umane, lo considera una forza separatrice interna all’essere umano. Nel primo caso l’incontro col Diavolo è un incontro con un altro da me che vuole condurmi dentro la sua sfera di azione, appunto il male. Nel secondo caso l’incontro con Diavolo è un incontro con una parte del mio essere, oscura e inaccettabile, al punto da averla appunto separata da me stesso.
Nel primo caso l’incontro col Separatore è l’incontro con un essere reale, “il principe del mondo” (Gv 14, 30), che interviene con la sua potenza distruttrice nella storia, personale e collettiva, inducendo all’errore. In questa prospettiva l’incontro è necessario come prova da superare affinché poi più nulla possa allontanare l’essere umano da Dio.
Nel secondo caso l’incontro col Separatore è necessario in quanto processo di integrazione di parti di me e di energie che, pur essendo mie, vivevano in me come separate da me. In questa prospettiva si preferisce usare la parole “demone” in quanto richiama ad un concetto di forza impersonale, più che a una entità reale. Si tratta, in altre parole, dell’incontro con l’Ombra, con il Rimosso che soggiace nelle profondità dell’inconscio personale e collettivo. L’Ombra può assumere una tale forza da vivere di vita propria, arrivando a sembrare in alcuni casi una entità esterna. L’Ombra va conosciuta e integrata per permettere il raggiungimento di una personalità integrata. In questa prospettiva il lavoro di autoconoscenza ha come effetto quello di portare alla luce ciò che non si conosce ancora, privandolo del suo potenziale effetto disturbante e distruttivo. In tale movimento di integrazione si opera un ampliamento della coscienza di sé e del mondo. Nell’accogliere le nostre parti separate si compie una operazione di sintesi che porta la coscienza a nuove modalità cognitive. Si verifica il “lasciare” un determinato ambito esperienziale, o punto di vista, o qualità della percezione, per entrare in una relazione più ampia, in cui i punti di vista si integrano e si sintetizzano e la percezione si fa più sottile.

Da entrambe le posizioni, risulta chiaro come la lotta col Separatore sia un punto fondamentale del proprio percorso spirituale, consentendo la padronanza di sé che, in una visione di rete, comprende l’io, gli altri, il mondo e Dio. Si può a questo punto capire come in alcune tradizioni spirituali, come il Vedanta e il buddismo, l’ultimo demone abbia i tratti del proprio volto: non solo per lasciare l’ultimo attaccamento, o ahamkara, il senso dell’io, il proprio confine, ma proprio perché il demone ci abita nel nucleo più profondo, e solo il poterlo incontrare faccia a faccia apre la via per una reale maturazione umana, una maturazione che ci invita ad andare oltre noi stessi per essere veramente noi stessi, divinizzati in Cristo.

Attualmente, per la maggior parte di noi, è impossibile trovare una sintesi liberatoria in merito a queste due posizioni (Diavolo reale-Demone interiore).
Uno spunto su cui meditare ci sembra comunque il seguente: in Cristo l’esperienza di incontro col Diavolo-Demone è trasformata in un evento con potenzialità di crescita inimmaginabili.

Gesù disse: “Colui che conosce il tutto, ma è privo della conoscenza di se stesso, è privo del tutto”. (67)

Gesù disse: “Se lo esprimete da voi stessi, ciò che avete vi salverà. Se in voi stessi non l’avete, ciò che in voi stessi non avete vi ucciderà”. (70)
(Vangelo di Tommaso)

Anche la riflessione sui doni dello Spirito, partendo dalla concezione tradizionale, si è poi sviluppata in una direzione “evolutiva”, una direzione che trae spunto dal pensiero di Teillhard de Chardin per interpretare la storia dell’uomo in una chiave di evoluzione spirituale, che ha come proprio punto omega il Cristo, il Figlio dell’Uomo.
Da questo punto di vista, anche l’acquisizione dei doni dello Spirito è da scorgersi in una dimensione “umanodivina”: a partire dal dono della vita, l’uomo inizia un percorso di evoluzione che lo porta ad accogliere in sé tutte le forme di vita, per portarle ad un livello di coscienza sempre più alto. Così il regno minerale, quello vegetale, quello animale confluiscono nell’uomo e qui permettono, grazie alla ricchezza della sua persona e della sua struttura coscienziale, il sorgere dello Spirito, la nascita della Coscienza.
Lo Spirito è dinamismo, progresso infinito, vento che non cessa di soffiare; l’uomo-spirito co-crea i propri doni, i propri allargamenti di coscienza, le proprie ricchezze rispetto al già dato e al già conosciuto, e questi doni, per volontà del Divino, diventano a portata della specie umana, tesoro a disposizione di chi li sa cercare, perla preziosa nascosta in un campo, che deve essere portata alla luce per essere condivisa, per farla risplendere nel cosmo, risonanza infinita nel cuore di ogni uomo.

Gesù disse: “Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto”. (2)

Gesù disse: “Colui che cerca, troverà; e a colui che bussa sarà aperto”. (94)
(Vangelo di Tommaso)

Come ultima pista di riflessione, riportiamo quella relativa alla conoscenza della propria essenzialità.
In un certo senso, se accogliamo la prospettiva del movimento, del progresso evolutivo, ciò che noi siamo in senso proprio, rappresentato dal nostro vero nome, si “fa” attraverso la vita e l’esistenza stessa. Una vita che cerca la conformazione a Cristo, cioè al bene, alla giustizia, alla verità e all’amore.
D’altra parte, permane l’esperienza di una identità personale, l’esperienza di un personale nucleo, simile a un diamante, che giace nella profondità di se stessi. La vita allora appare come movimento di riscoperta, di svelamento, di ritorno.
Queste due istanze sono conciliabili in una sintesi che colga la Vita come esperienza, contemporaneamente, di movimento e di riposo.
Tale esperienza non è identificabile dunque solo con un movimento che punta ad un riposo assoluto, cioè alla Fonte Pura e irrelata. Si tratta invece di una esperienza in cui il movimento e il riposo si nutrono reciprocamente.  In questa chiave, non c’è una purezza originaria da raggiungere mediante un riassorbimento della mia propria storia individuale, bensì un cammino infinito umanodivino nel quale il movimento “hic et nunc” verso la gioia riposa sulla Storia.

Gesù disse: “Se vi domandano: -Donde venite?- Rispondete loro: -Siamo venuti alla luce, dal luogo ove la luce nacque da se stessa; si eresse e si manifestò nella loro immagine.- Se vi domandano: -Chi siete voi?- Rispondete: -Noi siamo suoi figli, noi siamo gli eletti del Padre vivo.- Se vi domandano: -Qual è il segno di vostro Padre in voi?- Rispondete: -E’ il movimento e il riposo.” (50)
(Vangelo di Tommaso)

Appunti sulla preghiera

Quando ci si siede per pregare, ci si prepara a scendere nelle segrete del cuore.
Per scivolare nelle profondità del cuore è necessario un ardore caldo e al tempo stesso semplice e delicato.
Caldo e delicato come il respiro.
Impariamo dal respiro, ascoltandolo e lasciandoci condurre come presi per mano da una creatura angelica.

Raccolti e vigili nel respiro riconduciamo i pensieri distratti nel corpo, pacifichiamo il flusso superficiale della mente rendendola docile, come docile e aperto diviene il corpo.

“ Eiscasta è colui che cerca di circoscrivere l’incorporeo nel corporeo..”
“Il corpo è il luogo di chi cerca Gesù nelle silenziose profondità interiori.
Un’attenzione disponibile alle umili sensazioni del corpo è di per sè una contemplazione di Dio nelle cose.” (Olivier Clement)

Il soffio entra nelle rigidità del corpo, lo armonizza, lo pacifica, e accarezzandolo lo apre e lo mostra.
Il corpo diviene calmo, luogo per eccellenza di  ascolto e di accoglienza.
Il corpo è l’appello visibile e incontestabile, la sua presenza è necessità e invocazione e nell’appello al Signore si fa preghiera e altare.

La ripetizione del Nome, non è la ripetizione di un mantra efficace di per sè, ma un appello rivolto alla Sorgente della mia vita.
Una relazione, un aiuto, un legame.
Gesù..Cristo.

L’invocazione non è pretesa, è richiesta timorosa e al tempo stesso piena di calore e di slancio d’amore.
Il Nome ci accompagna non in cima ad una montagna, ma nel fondo, nel cuore delle cose, dove ognuno e ogni cosa “è” in Cristo.

L’attesa nel fondo è accoglienza del Mistero, questo prevede anche il Silenzio di Dio.
Con il suo silenzio Dio umilia, trasforma, smaschera l’io che pretende, che cerca potere,  che agisce nella menzogna.
Nel silenzio Dio dona pazienza, perseveranza, conoscenza, fortezza, fede, speranza.
Nella Luce Dio dona quiete, gioia, conoscenza, verità, libertà e amore.

Nel lungo viaggio di preghiera possiamo essere presi da stanchezza, da sconforto, fino a che diventa facile dimenticare il motivo dello stesso viaggio e lasciarsi andare al sonno.

“Così non avete potuto vegliare neppure un’ora con me?
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione, poiché lo spirito è pronto ma la carne è debole”.

In realtà al mattino, poco prima di risvegliarci, c’è un attimo in cui il buio della notte incontra la luce del giorno, Il sole la luna,  la veglia incontra il sonno.
Questo è lo spazio degli incontri e della riconciliazione, dove possiamo abbracciare il lebbroso, l’idemoniato, il fariseo, lo storpio.

E’ il luogo in cui lo stesso Spirito prega per noi.
Dimora originale, lavacro battesimale in cui lo Spirito aleggia sopra le acque primordiali.

La Sua Luce come mano tocca e unisce nell’abbraccio il corpo, la mente e il cuore, spazio che si dilata nell’infinita apertura dello Spirito.

Ogni cellula vibra all’unisono con quelle del mondo, e si fa Parola canto e annuncio di quello che sarà il Corpo di Gloria, il corpo della Parusia.

Lamberto

La meditazione cristiana

La Sapienza può essere descritta come l’esperienza, mai finita, della conoscenza diretta delle infinite sfumature della nostra relazione con Dio.

Un mezzo importante per la coltivazione di questa Sapienza è la meditazione cristiana. In prospettiva cristiana, meditazione significa riflessione personale o di gruppo, pacifica, pacata, rivolta ad un aspetto del Mistero di Dio. Lo spirito con cui ci si dedica alla meditazione cristiana è lo stesso con cui ci si dedica alla preghiera perché la meditazione cristiana è prima di tutto esperienza di relazione con Dio. L’obiettivo della meditazione cristiana è sempre la conoscenza della relazione con L’Altro e, pertanto, non può consistere nella ricerca esclusiva di se stessi.

L’oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa sentita come avente la potenzialità di connetterci con il Mistero di Dio: un passo della Scrittura, la biografia di un santo, un concetto teologico, una preghiera, un evento particolare della nostra vita, ecc.

Un “oggetto” importante è costituito dal Mistero della Trinità. Si tratta di un “oggetto” di meditazione particolarmente indicato per la coltivazione della Sapienza per un duplice motivo. In primo luogo perché la Sapienza si manifesta nella sua forma compiuta proprio nel Dio Trinitario, non principalmente nel Padre, non principalmente nel Figlio, non principalmente nello Spirito Santo, ma nella relazione trinitaria. In secondo luogo perché nella Trinità è presente in sommo grado quello che cerchiamo attraverso la Sapienza, cioè la relazione.

Il Dio Trinitario è relazione. Pertanto, la meditazione sulla Trinità ci restituisce in forma sapienziale il mistero stesso della relazione e della nostra unione con Dio.
All’interno di questa meditazione possiamo scoprire che, per il fatto che Dio è relazione, Dio ha bisogno di relazione. Su questo bisogno si fonda la creazione, cioè sul bisogno di Dio di “essere relazione”. In questa prospettiva la creazione non può essere considerata una struttura passeggera o illusoria bensì parte fondamentale dell’essere relazione di Dio.

Con lo stesso oggetto di meditazione possiamo giungere a comprendere il fondamento divino delle possibilità di relazione tra esseri umani, senza entrare in contraddizione con le varie ricerche scientifiche dedicate allo studio delle relazioni umane.

A partire dalla comprensione mistica di tale fondamento si avverte anche che il Dio Trinitario è in azione nel “qui e ora” di ogni relazione umana.

E’ stato detto molto sul mistero della Trinità, ma la meditazione personale e di gruppo può andare oltre e può conferirci delle intuizioni che non si trovano descritte nei libri. Sfumature di Sapienza “nostre” ma da condividere con le persone con cui abbiamo famigliarità spirituale.

Antonello Bazzan

Sempre oltre

O Signore,
viventi tutti
in un universo fervente di vita,
apri i nostri occhi
alla novità di ogni alba.
Il sogno che oggi ci stimola
è il tuo futuro che ci chiama,
la tua vita che si esprime in nuove,
inimmaginabili forme.
Nel cuore della pietra
il tuo sogno si infiora di vita,
nel profondo della terra
risveglia le infinite vite,
nel cuore dell’uomo
risveglia amore e gioia.
Tu, o senza limiti,
ci chiami a novità crescente,
ci inviti nella tua dimora,
tu che dimora non hai.
La tua tenda è sempre oltre,
sempre oltre.
Il tuo infinito cammino
sia il nostro,
o Signore.

Giovanni Vannucci

Illuminazione Evolutiva

Se osserviamo le grandi religioni premoderne in cerca di un elemento che le accomuni, troviamo che, a fronte di una miriade di differenze dogmatiche e dottrinali in gran parte inconciliabili, esiste un modello al quale tutte hanno fatto riferimento, per concepire la realtà: la Grande Catena dell’Essere.
Ogni religione descrive in sostanza una serie di livelli interconnessi che si sviluppano dalla materia, al corpo, alla mente, all’anima, allo spirito. Filosofi, mistici, pensatori di tutte le epoche e di tutte le confessioni in oriente e in occidente, si sono confrontati con questo modello attraverso il quale l’Essere viene descritto come una serie di nuclei gerarchici che procedono dalla Materia allo Spirito: ogni livello inferiore viene trasceso e incluso da quello superiore fino a che l’intera struttura viene compresa dall’ultimo livello di realtà che le include tutte e che, a seconda della tradizione religiosa, definiremo Dio, Spirito, Assoluto, Tao, Brahman, ecc.
Tra gli esempi che possiamo fare ci sono i Chakra del Kundalini Joga, i Kosha dell’induismo, i Sefirot della Cabbala, i Vijnana del Buddismo Mahayana, i livelli di Plotino, fino ai moderni Spiral Dynamics introdotti nel 1996 da Don Beck e Chris Cowan e alla Teoria dei Quadranti di Ken Wilber.
Possiamo osservare che ogni livello aggiunge qualcosa di nuovo, senza che niente del “vecchio” venga perduto. All’inizio esiste solo materia caotica, che si organizza e si struttura fino alla comparsa della vita e della capacità sensiente. Organismi sempre più complessi divengono capaci di provare sensazioni più articolate, fino alla comparsa della mente, che si evolve fino a divenire autocosciente nell’uomo. In esso compaiono progressivamente capacità di analisi razionale, capacità cognitive, ma anche sentimento, emozioni ed infine la possibilità di accedere a livelli di consapevolezza superiore quali l’estasi ed il samhadi.
E’ evidente che, nella Catena dell’Essere, tutti i fenomeni sono in ultima analisi, manifestazioni della pienezza dello Spirito e che ogni cosa in natura è interconnessa con ogni altra. Col tempo sono nate le varie branche della conoscenza destinate a studiare ogni singolo livello: la Fisica per la Materia, la Biologia per il Corpo, la Psicologia per la Mente, la Teologia per l’Anima ed il Misticismo per lo Spirito.
Come sappiamo l’Occidente moderno ha rivolto la propria attenzione prevalentemente ai livelli bassi di questa gerarchia, arrivando talvolta a negare l’esistenza dei livelli più alti. In un universo concepito ormai come materia-energia, l’uomo diventa corpo-materia e mente-energia che possono essere analizzati da una scienza che ignora completamente le dimensioni verticali dell’Essere.
La perdita di una propria dimensione spirituale rappresenta sicuramente un motivo di smarrimento e sofferenza per gran parte degli uomini postmoderni ma sarebbe sbagliato rilevare soltanto la parte negativa di questo fenomeno. Come spesso è avvenuto nel cammino dell’umanità, le grandi crisi portano con sé, assieme all’inevitabile dolore, anche un formidabile potenziale di crescita ed è importante mantenere la capacità di coglierlo.
La Grande Catena dell’Essere ha rappresentato per secoli, nelle sue varie forme, la base filosofica della maggior parte dell’umanità civilizzata ed è stata variamente utilizzata dai grandi maestri spirituali del passato. E’ possibile però che stia mostrando ai moderni pensatori delle criticità che per gli antichi filosofi, non esistevano.
Uno dei capisaldi della Grande Catena, che i sapienti del passato non avevano mai messo in dubbio, era il fatto che tutti i suoi livelli di realtà rappresentavano elementi precostituiti e senza tempo: erano verità già-date, che i saggi davano per scontate, usandole poi per spiegare Dio, l’Uomo, il Mondo.
La critica più importante che possiamo muovere oggi a questo modello è che non tiene sufficientemente conto del soggetto conoscente. Il soggetto non rileva gli oggetti empirici in maniera costante ma attribuisce di volta in volta delle caratteristiche interpretative che provengono da lui stesso e che sembrano poi appartenere all’oggetto percepito.
Attraverso questo meccanismo ognuno di noi contribuisce a formare la realtà che ha di fronte, diventando co-creatore di un Universo, che non è frutto solo della sua percezione ma anche della sua interpretazione.

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Spirito del guerriero

A. L’insistenza sul fatto di dover vincere attraverso una lotta personale è l’elemento più valido del monachesimo del deserto. Non basta dire “io credo”, non basta neppure la semplice adesione attraverso formule, preghiere o riti. Quello che trasforma realmente la persona è il confronto con se stesso, la lotta col demone.

Donna 1: Bisogna individuarli però tutti i demoni. Il demone cos’è? Perché magari hai una passione la controlli, così se hai un vizio. Devi avere la capacità di vederli chiaramente i demoni. Se ho la tendenza a mangiare un dolce, tendo a giustificarmi… Cos’è un demone?

A. Il demone è quella forza che è in te ma che, a causa di una tua scissione interna, non riconosci come tua. Questa forza va conosciuta e integrata in modo che ritorni a costituire il nostro essere.
Se mi hanno insegnato fin da piccolo che alcune pulsioni che mi caratterizzano come umano sono un errore, io vengo abituato a rimuoverle, a ricacciarle da qualche parte in modo da non poterle vedere.  A questo punto io sono già fuori dalla possibilità di conoscermi veramente. Come faccio allora a pormi interamente davanti a Dio? Pongo davanti a Dio quella parte che conosco ma l’altra parte va per conto suo.
Quello che sentiamo che accade dentro di noi, va ascoltato. Per poterlo ascoltare, però, è necessario, devo aprirmi al confronto con queste forze. Noi oggi ci troviamo in difficoltà  perché fin da piccoli queste forze ce le hanno indicate come distruttive. Ma se noi aiutiamo un bambino a crescere in modo da amare quello che è, diventa capace di ascoltarsi in tutti i suoi movimenti interiori, senza temere nulla.
Prendiamo, per esempio, il movimento dell’ansia. Quando lo abbiamo conosciuto la prima volta da piccoli, cosa ci è stato detto?

Donna 1:   “Non ti preoccupare, passerà…” o cose del genere.

A. Ci hanno insegnato a ignorarle o a considerarle come indicatori di qualcosa di malato. Ma l’atteggiamento giusto è quello di considerale una comunicazione interna. Nelle società tradizionali, per esempio, si insegna lo spirito del guerriero: fermati, siediti, senti che questa cosa ti attraversa. Conoscendo che ti attraversa senza distruggerti, capisci che sei più forte.
Il monaco del deserto cercava di recuperare anche questo tipo di confronto con i suoi movimenti interni. Apparivano scorbutici perché volevano giungere all’essenziale, ad un confronto autentico con se stessi e temevano che il contatto con gli altri provocasse ancora una volta il ritorno dell’atteggiamento farisaico di auto-inganno.

Uomo 1: Ed è per quello che la solitudine aiuta, nel senso che è meglio se non c’è nessuno che ti influenza nel momento della prova.

A. Il confronto con noi stessi possiamo gestirlo dopo un lavoro di rafforzamento interiore equivalente alla costruzione di due grandi rive che permetteranno il passaggio di tutto quello che era stato bloccato: il terrore, le angosce, le paure, le pulsioni, ecc. Queste rive permettono di sentire che siamo ancora noi stessi nonostante tutto il materiale “estraneo” che inizia ad attraversarci.

Uomo 2:  Riguardo al primo punto, al primo suggerimento che gli viene quando lui interroga Dio perché lo guidi sulla via della salvezza, la risposta è: “Fuggi gli uomini e sarai saggio”. È un po’ drammatica come soluzione.

A. È in questa chiave di lettura che devi vederla: “fuggi”.

Uomo 3:  Tu dici che l’educazione da noi ricevuta ci insegna, quando arrivano certe emozioni non controllabili, a lasciar perdere, a lasciar stare, a dire che passeranno. Intendi dire che invece sarebbe corretto insegnare al figlio di fermarsi e di guardarle perché lui è più forte di loro?

A. Non è solo una questione di forza ma principalmente di amore. Il bambino che si sente amato, sente anche che può amare totalmente se stesso.

Uomo 3:  Ma è possibile che, senza l’aiuto del Cristo una persona riesca a controllare tutti i movimenti?

A. Non è un controllo, neanche una forma di resistenza. È semplicemente conoscersi e accettare che dentro di noi ci siano questi movimenti. Senza per questo sentirsi folli o peccatori.
L’esempio più semplice si può fare in relazione alla pulsione sessuale. Quando un bambino conosce questa pulsione e la avverte nella propria fisicità, il destino di quella pulsione dipende dall’atteggiamento dell’adulto. Se interviene con un atteggiamento che demonizza la pulsione sessuale, il bambino si scollega dalla stessa e inizia a considerarla una cosa cattiva ogni volta che la avverte in sé. Può anche arrivare a credere di essere in parte cattivo dato che questa pulsione torna di tanto in tanto.
Ogni volta che arriva la pulsione, la avverte come qualcosa di estraneo, se è qualcosa di estraneo è nemica, se è nemica va combattuta, e inizia una lotta contro se stesso.
Basterebbe un atteggiamento biofilo per cui quando il bambino fa presente che ha conosciuto questa cosa, la mamma o il papà offrono uno sguardo biofilo per dire “è una cosa viva, bella” e quello è più che sufficiente. Questo farà in modo che il bambino abbia uno sguardo sulla propria sessualità di tipo biofilo, considerandola un movimento della vita da amare, non da separare da se stesso. Diversamente il bambino sarà costretto a crescere in forma scissa.

(Dialogo tratto da incontri spirituali sul tema Autoconoscenza psicospirituale in prospettiva Cristiana tenuti a Villadose –  aprile 2010 con Antonello Bazzan)

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